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sabato 20 dicembre 2014

Uno scempio incombente

Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Sottosegretario di Stato
On. Ilaria Borletti Buitoni
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Oggetto: San Nicola Arcella 

Ci domandiamo cosa ha fatto e cosa può fare la locale Sopraintendenza ai Beni Culturale ed Ambientali per fermare il tentativo di antropizzazione del fronte mare e delle spiagge di un luogo. San Nicola Arcella, sottoposto ai vincoli del Decreto Ministeriale del 15 dicembre 1969 (G.U. n° 8 del 10/01/70), che decreta: “La zona costiera sita nel territorio del comune di San Nicola Arcella (Cosenza) ha notevole interesse pubblico ai sensi della legge

domenica 30 marzo 2014

Appesi ad un filo

Cari Amici del Governo Renzi,
Vi stiamo chiedendo, a nome di un nutrito gruppo di cittadini, di intervenire in una situazione ancora gestibile che rischia di degenerare in un ennesimo disastro paesaggistico ambientale. Si stanno verificando in una zona ambientalmente protetta dalla legge 29 giugno 1939, n°1497, il territorio del comune di San Nicola Arcella CS posto al limite meridionale del Golfo di Policastro e a qualche chilometro da Scalea (il comune sciolto per mafia qualche giorno fa visitato dal Presidente del Consiglio), atti e fatti che fanno temere l’ultimo e definitivo assalto al tentativo di urbanizzazione del fronte mare e delle spiagge.

Tentativo legato, al momento, al solo filo dell’operato della Sovraintendenza ai Beni Ambientali.

Approfondimento

L’intero territorio del Comune di San Nicola Arcella è sottoposto, con Decreto Ministeriale del 15 dicembre 1969 (G.U. n° 8 del 10/01/70), che decreta che:

“La zona costiera sita nel territorio del comune di San Nicola Arcella (Cosenza) ha notevole interesse pubblico ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497, ed è quindi sottoposta a tutte le disposizioni contenute nella legge stessa”.

al vincolo paesaggistico ambientale [….]

Anche l’ ambiente marino che si estende lungo la costa del Golfo di Policastro calabrese che va dall’Isola Dino a Capo Scalea è protetto, quale Area SIC (Sito di Interesse Comunitario), ai sensi della Direttiva Habitat 43/92/CEE, Codice Sito Natura 2000 lT9310034) e si fregia di rappresentare, dal 2008, con l’Isola di Dino, una porzione consistente del Parco Marino della Riviera dei Cedri.

La protezione dell’area è affidata al MiBACT, Direzione Regionale della Calabria, attraverso la Direzione Provinciale di Cosenza.

Il territorio di San Nicola Arcella [….] si estende lungo l'arco meridionale del Golfo di Policastro, tra l'Isola di Dino e Punta Scalea, su un contrafforte a 119 metri sul livello del mare, protetta da tre torri di avvistamento, forte di un Palazzo nobiliare appartenuto ai Principi di Lanza di Trabia e un piccolissimo Borgo antico. Lungo la ex Strada Statale 18, ora S.P. 1, sono posizionati quattro splendidi belvedere abbandonati. Il mare si raggiunge attraverso una tortuosa strada che in tempi andati portava ad una stazione ferroviaria ora dismessa. La spiaggia confina con lo strapiombo ed è attraversata da almeno quattro o cinque fiumare.

Il Comune di San Nicola Arcella conta 797 famiglie contro le 4.981 abitazioni (al censimento del novembre 2011) totali presenti sul territorio.

Un’enorme, in relazione alla capacità di accoglienza del territorio, disponibilità alberghiera locale forte di circa 2200 posti lettoutilizzata per poco più di due mesi l’anno, in parte sottoposta a sequestro per fallimento ed in parte sotto sequestro per avvelenamento degli ospiti.

Una costa morfologicamente splendida e, fino a qualche tempo fa, dalle acque cristalline. Un territorio in cui il proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo di un immobile ricadente nella località vincolata, è sottoposto al vincolo di presentare alla competente Sopraintendenza, per la preventiva approvazione, qualunque progetto di opere che possano modificare l'aspetto esteriore della località stessa,

Ci si domanda, allora, come è stato possibile agli enti preposti, Sopraintendenza ai Beni Ambientali e Strutture tecniche comunali, approvare un Piano di edificazione e rilasciare licenze nel territorio per circa 4.700 nuove abitazioni, a partire dal 1970 (anno in cui il borgo di San Nicola Arcella era composto da 692 abitazioni), di cui ben 3732 approvate e costruite nel periodo 72-91 (circa 15 abitazioni/mese) cosa che si è ripetuta nel periodo 2001-2011 con ulteriori 8-900 abitazioni (circa 8 nuove abitazioni medie/mese), permettendo a San Nicola Arcella essere tra i primi (18° posto) nel rapporto tra abitazioni totali ed abitazioni dei residenti nella classifica riferita ai circa 8.100 comuni italiani: tutto ciò in pieno contrasto con il DM del ’70 sopra citato e facendo raggiungere un grado di saturazione ambientale incompatibile con il territorio e le sue strutture amministrative e produttive, che sono strutturate per soddisfare i bisogni di qualche centinaia di famiglie residenti. Insomma, senza che le autorità preposte siano, tempestivamente, intervenute.

Un luogo dove i cittadini non residenti lasciano da alcune decine di anni una cifra compresa tra i 15 e i 18 milioni di euro l’anno di cui circa 2,5 milioni di euro/anno destinati alle casse comunali per coprire spese per servizi che questi cittadini utilizzano, in media. per meno di 20 giorni l’anno. Questi i dati che rinvengono da una recente ricerca in corso “Lifestyles and consumption of do-it-yourself residential tourists in Italy” condotta nell'ambito del CREeST (Centro Studi e Ricerce sul Turismo) dell’UNICAL dal prof Tullio Romita [....] con il sostegno della Camera di Commercio di Cosenza, che valuta in circa un miliardo di euro/anno le entrate economiche complessive dell’Alto Tirreno Cosentino per le sole attività connesse al turismo stanziale estivo locale.

Ma anche un luogo dove da alcuni decenni una singola società detiene la proprietà della maggior parte delle aree protette.

Nonostante il "silenzio assordante" delle autorità preposte alla tutela dei Beni Ambientali abbiano regalato il diritto allo scempio, i cittadini più accorti di San Nicola Arcella e coloro, tanti, che amano questo territorio aspro e incantato sembrano aver sinora fermato, con una mobilitazione corale e continua verso gli amministratori locali e i responsabili della tutela ambientale e paesaggistica l’assalto al “front end”, per chi viene dal mare, di questa tanto decantata scogliera (p.e. scongiurando l’istallazione sulle colline retrostanti di in Parco Eolico).

Ora ci chiediamo, ancora, come sia stato possibile, in questi ultimi mesi, utilizzando il combinato disposto di un PSC (Piano Strutturale Comunale) in fase di approvazione presso la Regione Calabria, una ambigua delibera riguardante la liberalizzazione della apertura di esercizi commerciali (deliberazione della giunta comunale n° 33 del 19 giugno 2012), una serie di delibere [….] sulla destagionalizzazione delle concessioni balneari, con possibilità di allestire punti di ristorazione stabili, presa in carico ed approvata da una “Conferenza dei Servizi” [....] andata quasi deserta, (i cui i pochi rappresentati rimandano la propria approvazione alla verifica della compatibilità' ambientale da parte della locale Soprintendenza ai Beni Ambientali) successivamente presa in carico dalla Giunta Comunale, pensare di avviare un più' ampio piano di antropizzazione del fronte mare e delle spiagge.

Progetto che ha permesso la installazione di un gazzebo/ristorante in zona protetta ai piedi del Palazzo del Principe [...] in corrispondenza del Lido Le Terrazze [….], il rinnovo fino al 2020 e l'estensione a tutto l'anno delle concessioni demaniali per alcune delle imprese balneari e la prossima approvazione in Consiglio comunale delle relative “Varianti al Piano Spiaggia Comunale”,

Atti e fatti che fanno temere l’ultimo e definitivo assalto al tentativo di urbanizzazione del fronte mare e delle spiagge legato al solo filo della approvazione della Sovraintendenza ai Beni Ambientali alla quale si sono appellate le associazioni ambientaliste locali. Tra queste l'Associazione Amici di San Nicola Arcella – Onlus che, nata nel 1999 e forte ad oggi di 350 soci attivi, si è spesa molto, in questi anni, per evitare ulteriori scempi.

venerdì 3 giugno 2011

Insediato il Consiglio Comunale a San Nicola Arcella, Calabria

Con il Consiglio Comunale di insediatura, parte ufficialmente oggi la legislatura 2011-2016.
Barbara Mele, sindaco, Eugenio Madeo, vicesindaco, Concetta Sangineto e Pietro Di Santo la  Giunta.
Al vicesindaco, Eugenio Madeo, e' stata assegnata la delega al Turismo e alla Attuazione del Programma; a Concetta Sangineto la delega alla Pubblica Istruzione, Attivita' Culturali e alle Politiche Giovanili; a Pietro Di Santo la delega ai Lavori Pubblici e ai rapporti con le Contrade. Il sindaco Barbara Mele ha anche attribuito a Francesco Belmonte la delega alla Viabilta' e Decoro Urbana e Tutela Ambientale, a Rocco Osso ai Beni Demaniali, Attività Sportive, Caccia e Pesca; Rosalbino Laino si occuperà diUrnanistica ed Attivita' Produttive.
Una legislatura che parte con i conti delle passate gestioni ripuliti di almeno 1,2 milioni di euro di crediti per imposte e tasse, il cui tentativo di recupero (sic!) e' costato alcune centinaia di migliaia di euro, risalenti  ad una decina di anni fa, di fatto, inesigibili e di debiti  per forniture incassate dai cittadini e mai versate alla Sorical, il fornitore dell'acqua.
Merito del Commissario Prefettizio Ersilia Tarsia che ha provveduto a trasformare il debito verso la Sorical in un finanziamento a medio termine e a dare seguito ad un richiamo della Corte dei Conti che, segnalando, tra l'altro, queste improprietà non approvando i Rendiconti Economici del 2007 e del 2008, aveva, di fatto, posto le condizioni per la caduta della precente Giunta.
Il consistente margine di consenso ottenuto su un programma che fonda le sue basi sulla valorizzazione e sulla rinaturalizzazione del territorio e sulle sinergie con le cittadine del Golfo di Policastro, fa ben sperare.
Sperare che l'attenzione dell'amministrazione sia  orientata a dettare le regole e quindi a fare politica per offrire un futuro per i nostri figli a San Nicola e non sia distratta dalla gestione del giorno per giorno, compito della esistente e piu' che abbondante struttura amministrativa.

domenica 21 novembre 2010

Linee guida per un programma politico per il comune di San Nicola Arcella (Cosenza Calabria)

Assunto che la maggiore ricchezza per il paese in termini economici sono le entrate derivanti dal cittadini non residenti, circa 1,2 milioni di euro/anno per l'amministrazione comunale e circa 9/10 milioni di euro di attività produttiva per le imprese (attività marine, commercio al dettaglio, ristorazione, manutenzione , attività artigianali ei commerciali) e che il turismo che è interessato al nostro territorio è quello naturalista ed ambientalista, le linee guida possono articolarsi su:
  1. Lavorare per creare ricchezza per il territorio ( e non come si è fatto sinora ponendo attenzione alle sole entrate comunali) su una ipotesi di rigenerazione urbana provando a pensare San Nicola come la città del mare e della natura e, attraverso la valorizzazione della mare, del paesaggio, della natura circostante progettare la valorizzazione delle tradizioni, della storia, dei luoghi dell'urbanità. E quindi:
    • Bloccare qualunque ulteriore licenza di costruzione a meno delle case per residenti e di proposte di licenze per alberghi tradizionali a conduzione familiare, per favorire una lievitazione del valore delle abitazioni e quindi selezionare la qualità degli ospiti non residenti;
    • Lanciare un piano di manutenzione delle 4500 abitazioni dei non residenti favorendo con incentivi l’utilizzo di energie solari e l’accorpamento di unità immobiliari;
    • Proporsi di aiutare le imprese edili a trasformarsi da costruttori a manutentori facendogli fare un importante salto qualitativo;
  2. Proporsi un piano del verde cittadino, ampliando le aree comunali destinate a verde, alleandosi con il Parco del Pollino e favorendo la creazione di una cooperativa per la manutenzione del verde;
    • Introducendo il principio di prelazione del amministrazione comunale su ogni terreno messo in vendita o attraverso il conferimento al parco cittadino;
    • Creando opportunità di produzione di energie alternative;
    • Fondendo le attività di gestione del verde con quelle della raccolta dei rifiuti.
  3. Accettare la richiesta di aderire al Parco Marino della Riviera ei Cedri. E quindi:
    • favorire le attività relative ed ausiliari alle attività di pesca (attrezzatura per alaggio, punto vendita, ecc. cosa che riguarda appena 4/5 barche e 2/3 imprenditori);
    • riorganizzare il porto naturale, un porto storico che funziona come riparo ormai da più di 2000 anni, riscrivendo le regole di utilizzo in termini di riduzione dell’inquinamento da idrocarburi (p.e. imponendo l’utilizzo di motori elettrici per l’approdo);
    • rivalorizzando le aree SIC investendo con l’aiuto del Parco per la rinaturalizzazione ed il ripascimento dell’area che va dall’isola di Dino a Capo Scalea (Sito di Interesse Comunitario)
    • favorendo la formazione di iniziative per la pesca sportiva ed il controllo dell’area SIC
    • Per realizzare tutto ciò proporsi una importante azione di riduzione dei costi passivi dell’amministrazione comunale trasformandoli in costi attivi, ciò è costi destinati a dare reddito aggiuntivo, per esempio:
      • Utilizzando il fatto che con i nuovi prossimi assunti, gli LSU, l’organico del comune si allarga fuori misura, bisognerà usare il surplus di persone per mettere ordine sul territorio comunale p.e. utilizzandoli per scovare possibili abusi e probabili elusioni, creando, così, occasioni di maggior reddito per l’amministrazione comunale.
      • Riunire, in accordo con i comuni viciniori della parte calabrese del Golfo di Policastro, alcune funzioni comunali;
      • Pulire il bilancio comunale di presunti crediti e rinunciare a recuperare imposte che risulta ormai troppo costoso perseguire;
      • Abbandonare finalmente l’inutile ed enorme costo passivo della improbabile riconciliazione delle liste dei contribuenti (finora sono stati spesi, nel tempo, quasi un milione di euro per questo), attivando azioni attive;
      • Assegnare, finalmente, un nome univoco alle strade cittadine ed un nunero univoco alle abitazioni ai condomini ai parchi. Un impegno essenziale ad evitare il flop (forse voluto) di ogni azione di verifica dei residui attivi vantati.
      • Semplificare la riscossione del servizio idrico integrato e della tarsu passando dalla imposizione individuale a quella dei condomini come avviene in qualsiasi grande città (si riducono costi della riscossione da 100 ad 1) .
      • Risparmiare su costosi progetti per inutili e velleitari investimenti;
      • Imporsi di utilizzare le entrate dell’ICI dei non residenti, circa 1,2 milioni di euro/anno, solo per investimenti e non per mantenere i costi dell’amministrazione comunale.
      • aumentare il numero e la qualità dei servizi offerti ai cittadini residenti, migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini non residenti.
    • Creare occasioni di traparenza ammnistrativa, attraverso:
      • L'istituzione di un Organismo Indipendente di Valutazione della performance [ .... ], (ai sensi dell’art. 14 del decreto legislativo 150/2009);
      • Verificando i costii benefici per la communità degli investimenti, prioitizzandoli, prima di definirne la possibile finanziabilità;
      • Implementando le pregorative della Consulta dei Cittadini non residenti;
      • Completando l'attività di informazione attraverso il sito del comune mettendo in linea non solo le delibere ma anche i verbali della Giunta e del Consiglio e gli allegati tecnici connessi.
    • Favorire la crescita qualitativa delle imprese legate al turismo stagionale favorendo:
      • l’ampliamento della stagione utile anche attraverso l’avvio del Centro di Eccellenza, l’utilizzo corretto del Palazzo dei Principi di Lanza;
      • la valorizzazione del Centro Storico favorendo l’utilizzo attivo delle abitazioni ora abbandonate, il rifacimento della pavimentazione delle strade, la creazione di botteghe artigiane;
      • valorizzando, con l’aiuto del Parco del Pollino, le colline retrostanti il paese procedendo alla riforestazione, al supporto alle aziende agricole, ovine e bovine li presenti, creando percorsi pedonali assistiti.
    • Ridurre drasticamente i costi dei servizi (Idrico, Reflui, Spazzatura). I costi dei Servizi non pesano sull’amministrazione ma solo sui cittadini per questo ancor più una amministrazione deve operare senza discriminare tra residenti e non residenti. E quindi:
      • Poichè il servizio idrico è gravato da un uso smodato e non verificato dell’acqua, sarà necessario ridurre i consumi non utili (p.e. le perdite del troppo pieno del serbatoio), ma anche rivedere la composizione del costo e la sua ripartizione su cui si calcola la tariffa. Questo influirà anche sull’importo pagato per i reflui ( calcolato sulla quantità dell’acqua addebitata).
      • L’enorme costo della raccolta della spazzatura può essere di molto diminuito ottenendo un miglior risultato organizzando un porta a porta basato sui condomini (edifici, condomini, parchi) e realizzando una vera politica della raccolta differenziata.
      • Utile potrebbe essere la fusione della raccolta dei rifiuti con la gestione del verde del territorio comunale. Ciò potrebbe avvenire favorendo una iniziativa che abbia quale attività il ciclo che parte dalla serra e vada fino all'utilizzo della parte umida (scarti alimentari e p.e. potature) per generare concimi o energia.
      • Realizzare, finalmente, il riutilizzo dei reflui per l'agricoltura e per mantenere umidi gli spazi a verde delle colline circostanti, combinando la enorme produzione estiva di reflui con il bisogno di ridurre al minimo gli incendi estivi.
    • Ecc.ecc.

        domenica 20 settembre 2009

        Energia, i vantaggi di un (qualunque!) risparmio

        Il problema non è tanto procurarsi nuove fonti per averne (di più!) a disposizione ma divenire quanto più possibile minori importatori.
        L'attuale consumo di energia produce un importante peso nella bilancia dei pagamenti ma non solo. La continua variazione dei prezzi influisce sui prezzi dei prodotti nazionali e quindi incide sulla produttività ma incide anche sul disavanzo dei conti della nazione.

        E' stato valutato che lavorando sul solo risparmio è conseguibile almeno il 20% dei consumi complessivi (Libro verde sull'efficienza energetica, Fare di più con meno, del giugno 2005). Analisi che ha portato alla recente Direttiva 2006/32 dell'aprile 2006.
        Che con il petrolio a più di 60 Euro/barile hanno un valore economico dell'ordine di 12,5 miliardi di Euro/anno.

        Più in generale il problema non è tanto procurarsi nuove fonti per averne (di più!) a disposizione ma divenire, quanto più possibile, minori importatori.
        L'attuale consumo di energia produce un importante peso nella bilancia dei pagamenti ma non solo. La continua variazione dei prezzi delle fonti energetiche (di qualunque tipo dal petrolio al nucleare) influisce sui prezzi dei prodotti nazionali (e quindi incide sulla produttività!) ma incide anche sul disavanzo dei conti della nazione.

        Con riferimento al settore elettrico, nel 2005 l'Italia ha consumato circa 329,4 TWh (miliardi di kWh). Applicando la stessa riduzione ipotizzata per la domanda energetica nel suo insieme si può stimare un limite superiore della riduzione dei consumi conseguibile pari a 65 TWh, che hanno un valore di 4,2 miliardi di euro l'anno.

        Nei settori industriali si possono ottenere importanti riduzioni di consumo. Uno studio ANIE (Associazione Nazionale Industrie Elettriche) stima che circa la metà dei 138 TWh (miliardi di kWh) dei consumi elettrici dell'industria siano imputabili al funzionamento di motori.
        L’introduzione di tecnologie avanzate per la minimizzazione dei consumi, il recupero energetico e il ricorso a fonti di energia rinnovabile porterebbero a sensibili riduzioni degli effetti del costo delle fonti energetiche importate.
        Un programma di efficientamento energetico delle Ferrovie Italiane potrebbe, per esempio, produrre una sensibile diminuzione dei consumi di energia.
        I consumi energetici totali - per energia elettrica delle Ferrovie dello Stato ammontano a 1,3 Mtep di cui 1035 tep x 1000 di consumi elettrici per trazione (dati del bilancio 2008, riferiti al 2003). E' bene ricordare che l'energia elettrica consumata dalle Ferrovie dello Stato e da alcuni settori produttivi è sottoposta "regimi tariffari speciali" disposti per legge, a crico della comunità tutta.
        Ma un programma di utilizzazione dei circa 19.000 km e delle relative infrastrutture delle Ferrovie Italiane come base per l'installazione di sistemi fotovoltaici, così come progetta di fare l'ENEL con il progetto «Cabine Primarie», o l'utilizzo delle centinaia di stazioni di trasformazione elettrica disposti lungo il percorso dei treni, spesso in luoghi poco abitati ma vicini a città o paesi, come stazioni di produzione di energia da rifiuti, potrebbe consentire una significativa fonte alternativa di energia elettrica .

        Lo stesso vale per le società autostradali con il loro 5.370 Km di percorsi autostradali (scarpate, guardail centrale, ponti, autogrill, ecc. ecc.) o per le decine di migliaia di metri quadrati di tetti delle 5.198.274 seconde case, di cui circa l'85% situate in piccoli o piccolissimi centri specie al sud Italia.
        Contrarimente a quanto affermato in una mozione dell'attuale maggioranza, firmata dal capogruppo (Maurizio Gasparri) e dal vicecapogruppo (Gaetano Quagliariello) del Pdl, dove si afferma che «Le aree richieste dal solare sono 64 volte più ampie a parità di potenza ma 180 volte più ampie a parità di energia ... e si elencano le «difficoltà realizzative dovute al siting »., il tutto senza occupare un metro quadrato di terreno!

        Uno studio della Commissione Europea ha rilevato che in Italia la superficie di tetti disponibili (con orientamento verso Sud, Est o Ovest) e' di 370.000.000 metriquadrati, mentre quella delle facciate e' di quasi 200.000.000 metriquadrati. Se questi spazi fossero coperti da moduli fotovoltaici, sarebbe possibile produrre circa 130 TWh/anno, vale a dire 130 mila milioni di kWh l'anno, pari al consumo annuo di energia elettrica di oltre 30 milioni di famiglie (considerando una media di 4.000 kWh/anno per nucleo familiare).

        Tra questi l’incentivo all’istallazione, quanto più generalizzata è possibile di soluzioni costruttive orientate alla pratica dello sviluppo sostenibile come p.e. la previsione di un sistema di smaltimento e riutilizzo dei rifiuti, il riuso delle acque reflue per l’umidificazione delle aree verdi del territorio, l’utilizzo di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e di pannelli solari per la produzione di acqua calda.

        Nel campo della produzione di energia elettrica senza emissione di CO2, la trovata rivoluzionaria è appunto la creazione di una centrale per la produzione di energia elettrica diffusa che, utilizzando la struttura di distribuzione elettrica esistente, mette in rete di un gran numero di mini-centrali per la produzione di energia utilizzando i tetti degli edifici conferiti per l’utilizzo al progetto. Senza consumare territorio verde.
        In sostanza l'energia fornita da un singolo utente, o da un condominio, viene immessa in rete e venduta a una quotazione calibrata in modo da sostenere lo sviluppo del settore.
        Se poi si mettono i pannelli fotovoltaici nella casa al mare, dove si finisce per produrre più di quello che si utilizza, è possibile firmare un contratto che prevede la vendita dell’energia prodotta e il pagamento a parte dell'energia consumata (visto che la casa a mare viene utilizzata per 20-30 giorni all’anno) è possibile ottenere un saldo attivo vendendo più del 90% dell’energia prodotta).
        Ogni mini-centrale fornisce l'energia necessaria all’intero consumo domestico, che come si diceva sarà limitata a meno del 10% dell’energia prodotta, a costo zero. Il resto, il 90% della produzione di energia residua non utilizzata in casa, viene convogliata insieme alla residua produzione delle altre centrali domestiche all’ENEL che la redistribuisce ai propri utenti. Tutto senza costruire costose nuove grandi centrali, solo interconnettendo come tanti mini-computer collegati grazie a Internet le centomila (e forse domani i milioni) di mini-centrali domestiche.
        Peraltro i tempi sono ormai maturi. La normativa recentemente pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 132 il DPR n. 59 del 25 giugno 2009, relativa al rendimento energetico in edilizia, tocca diversi aspetti legati alle rinnovabili e al risparmio energetico rendendo obbligatoria la certificazione energetica per i nuovi edifici, l’installazione di moduli fotovoltaici e solare termici sui nuovi edifici, pubblici e privati, e nelle ristrutturazioni.

        La trafila per realizzare economicamente tutto questo è semplice. Si va in banca per prendere 7 mila euro a tasso agevolato, il 2 per cento, per ciascun nodo associato. Con questi soldi si comprano 7-8 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, quanto basta per ottenere 1,5 chilowattora di potenza. Si mette l'impianto in giardino, o sul tetto, o sul terrazzo. Lo si collega al contatore elettronico, già arrivato in molte case, per vendere all'Enel o alle ex municipalizzate l'energia prodotta. E si aspetta. Ogni giorno che passa porta un credito virtuale che alla fine dell'anno si trasforma in vantaggio materiale: un incasso che permette di ammortizzare la spesa d'installazione in 10 anni e di non pagare l’energia consumata, ottenendo due vantaggi accessori. Il primo è che la mini centrale fotovoltaica dura 25 anni e gli ultimi 15 garantiscono un guadagno netto. Il secondo è la soddisfazione di utilizzare energia pulita, che non minaccia la stabilità del clima.
        Ma il caso di un utilizzo intensivo dei tetti dei luoghi di vacanza è emblematico. Tanti tetti di case non usate per undecisimi dodicesimi , e spesso meno, dell'anno.
        Il caso, per esempio, di San Nicola Arcella, una tipica cittadina turistica dell'Alto Tirreno Calabrese è ancor più semplice. Le 4.800 (ora, forse, 5.300) abitazioni esistenti (dati ISTAT al 2001) sono concentrate in circa 50 complessi (la maggior parte grandi parchi costituiti da gruppi di piccoli edifici o da ville uni o plurifamiliari). Cosa che permetterebbe una semplificazione della concertazione tra i soggetti implicati. Naturalmente vi sono fior fiore di banche disponibili a finanziare una iniziativa senza rischi come questa.
        In Italia è attivo un meccanismo di incentivazione, definito “Conto Energia”, per la produzione di energia elettrica mediante impianti fotovoltaici. Lo Stato riconosce, per 20 anni, ai cittadini e alle aziende proprietarie di impianti fotovoltaici un contributo per tutta la produzione di energia elettrica. Per valutare la convenienza di un impianto fotovoltaico è importante calcolare il Tempo di Ritorno dell’investimento, che è il tempo che occorre per ripagare l’investimento stesso, e il Tasso Interno di Rendimento, definito come un indice di redditività. Questi indicatori dipendono ovviamente dalla zona di installazione dell'impianto.
        San Nicola Arcella è posta in una zona ad altissimo rendimento.

        Se si immagina di realizzare 500 mini-centrali in domicili pubblici o privati, interconnesse tra loro, queste possono fornire, utilizzando 10 mq di pannelli solari ciascuna, una produzione di energia di 1.000.000 kW (pari a 114 MW, una potenza di una piccola centrale termoelettrica ENEL), di cui circa 900.000 kWh da reimmettere in rete e un introito annuo di circa 400.000 euro dopo aver pagato l’energia effettivamente utilizzata. Questa considerevole entrata annua in parte, e per un periodo limitato, servirà a pagare l’investimento di circa 2,5 milioni di euro da realizzare. Ancora più conveniente (più 5 per cento) la tariffa per chi produce l'energia che consuma, per chi utilizza questa procedura per edifici pubblici, scuole e ospedali e si eliminano le coperture in eternit.
        Un investimento con un tasso interno di rendimento pari a circa il 10%. Il plus di tale operazione è che non sarà immessa in atmosfera ben mezzo milione di kg/anno di CO2 per i prossimi 25 anni, con alta efficienza nel rapporto consumo-produzione di energia rispetto ad altre forme di produzione di energia sostenibile, p.e. l’eolico.
        In ogni caso i Tassi Interni di rendimento degli impianti fotovoltaici sono sempre superiori ai normali tassi di rendimento degli investimenti in titoli di stato (BOT, BTP, CCT) che mediamente sono al 3-4% (attualmente sono dell’ordine dello 0,5%). La stessa Enel (attraverso Enel.si) propone un finanziamento senza acconto e pagamento in 12 anni con rate mensili di importo costante (finanziamento a tasso fisso) e prima rata a 6 mesi dall'erogazione.

        Si può prevedere che per la realizzazione di questo progetto possa valere, per l’installazione di circa 5000, non meno di 2.500.000 di euro e dare lavoro ad almeno un centinaio di addetti per un anno equivalente pari a 20 - 25.000 giornate lavorative oltre ad un ritorno economico per le imprese commerciali relativamente a forniture di materiali e di attrezzature per circa 2,0 milioni di euro.
        Ma vale ancora di più in termini di attuazione di un modello di sviluppo locale basato sul recupero e la ristrutturazione di tutto ciò che totalmente o parzialmente disponibile è attualmente inutilizzato, abitazioni, aree verdi, esercizi commerciali, imprese di servizi, capace di avviare tutte le potenziali iniziative nell’area dello sviluppo sostenibile che diano garanzie di poter irrobustire il tessuto socio-economico del territorio.

        Applicazioni che se anche dovessero produrre costi di investimento pari a 10-15 anni di costo di acquisizione di energia dalle attuali fonti, sarebbero investimenti realizzati senza importare ed utilizzare petrolio o carbone e utilizzando imprese, tecnologie e personale per la maggior parte locale.
        Con il beneficio di avviare verosimilmente autonomi processi di Ricerca&Sviluppo sul tema del rsparmio di energia.


        Uno studio della Commissione Europea ha rilevato che in Italia la superficie di tetti disponibili (con orientamento verso Sud, Est o Ovest) e' di 370.000.000 metriquadrati, mentre quella delle facciate e' di quasi 200.000.000 metriquadrati. Se questi spazi fossero coperti da moduli fotovoltaici, sarebbe possibile produrre circa 130 TWh/anno, vale a dire 130 mila milioni di kWh l'anno, pari al consumo annuo di energia elettrica di oltre 30 milioni di famiglie (considerando una media di 4.000 kWh/anno per nucleo familiare).


        Applicazioni recenti di una tale impostazioni è il progetto Mille Tetti. Tetti di interi territori trasformati in centrali elettriche.


        Applicazioni che se anche dovessero produrre costi di investimento pari a 10-15 anni di costo di acquisizione di energia dalle attuali fonti, sarebbero investimenti realizzati senza importare ed utilizzare petrolio o carbone e utilizzando imprese, tecnologie e personale per la maggior parte locale. Con il beneficio di avviare verosimilmente autonomi processi di Ricerca&Sviluppo sul tema del risparmio di energia.



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        1) E' una unità di misura di energia. Esprimere MTEP in kWh farebbe scrivere ogni volta una decina di zeri, quindi si usa l'MTEP. Rappresenta la quantità di energia rilasciata dalla combustione di una tonnellata di petrolio grezzo e vale circa 42 GJ. Quindi è anche utile perché ti dà subito un'idea di quanto petrolio sarebbe necessario per produrre la stessa quantità di energia con una centrale solare.
        2) Alcuni dei multipli e sottomultipli più utilizzati del watt:
        milliwatt (mW) = 10-3 W = 0,001 W
        watt = 100 W = 1 W
        chilowatt (kW) = 103 W = 1000 W
        megawatt (MW) = 106 W = 1 000 000 W (1000 kW)
        gigawatt (GW) = 109 W = 1 000 000 000 W (1000000 kW) 1000 MW
        terawatt (TW) = 1012 W = 1 000 000 000 000 W
        Si può quindi dire che una lampadina consuma 100 W e che una centrale produce 1 GW, quindi in due ore la lampadina consuma 200 Wh e in un anno la centrale produce 8760 GWh.