sabato 2 agosto 2008

Una proposta per favorire lo sviluppo equilibrato delle imprese

Il tentativo di imbrigliare il dilagante utilizzo di stipendi stratosferici, fring benefit e delle stock option che i manager delle grandi imprese si assegnano a tutto svantaggio dei piccoli azionisti che vedono gli utili sfuggire, la dissennata crescita dei prezzi dei prodotti, con la conseguente crescita dell'inflazione, in un mercato, quello del nostro paese, tanto piccolo da potersi definire, in un modo o nell'altro, captive, ed, infine, il tentativo di poter intervenire sul livello delle tariffe dei servizi a parità di qualità del servizio offerto, spingono a fare proposte che hanno il principale scopo di contribuire alla chiarezza del rapporto tra costi, prezzi ed utili.

Nella logica su esposta, al fine di separare nettamente l'impresa dalla persona che in questa lavora,
  1. le piccole imprese familiari, artigiani, commercianti e professionisti:
  2. dovranno distinguere i costi e i ricavi dell'attività professionale dai redditi personali. Pertanto i titolari di queste imprese dovranno:
    • iscrivere nel proprio bilancio annuale, civile e fiscale, per l'attività svolta in favore dell'impresa, il valore di retribuzioni convenzionali per se stessi, e per gli eventuali familiari.
    Tale retribuzione, che sarà soggetta ai prelivi contributivi e fiscali di legge utilizzati per i lavoratori dipendenti, non potrà essere inferiore alla retribuzione media nè alla retribuzione minima sindacale del settore, per la funzione svolta.
    • L'imprenditore che svolge la propria attività al servizio della propria impresa non può essere considerato solo un imprenditore ma è sempre più, contemporaneamente, un lavoratore oltre che un investitore.

    Così procedendo l'utile di impresa potrebbe essere tassato come è tassato qualsiasi investimento finanziario (attualmente al 12%).
    Le imprese incapienti, a meno che non dimostrino di avere investito in ricerca e sviluppo, potranno essere "accertate".
    Con un evidente vantaggio per l'imprenditore che paga le tasse per il reddito di impresa come investitore ed è tassato come un qualsiasi dipendente per il proprio reddito di lavoro con un evidente risparmio fiscale.
    Le entrate dello Stato, a propria volta, guadagnano da chi sinora le ha pagate in parte o non le ha mai pagate, l'evidente opportunità di recuperare contributi di legge per quanto riguarda la previdenza, il fondo pensioni, il Servizio Sanitario, ecc.
    A questo proposito:
    • il fondo liquidazione relativo ai dipendenti di questo tipo di imprese, se lasciato in azienda, potrebbe essere conferito ad un gestore che avrà il potere di riversare il versato, dopo averlo assicurato, alle necessità produttive dell'imprese, se da questa richiesto allo tasso di rivalutazione stabilito dalla legge più uno spread per il servizio prestato dalla banca.

    realizzando così un procedimento che chiarisce i ruoli ma non cambia la sostanza dell'attuale procedura e che permette al piccolo imprenditore di non ritrovarsi a dover versare somme molto spesso non liquide.


  3. Tutte le imprese

  4. Distinguendo, anche in questo caso, tra impresa, cittadino azionista e contribuente soggetto alla fiscalità generale, dovranno:
    • dichiarare in bilancio le retribuzioni del proprio top management, il monte compensi di ciascuno dei propri organi statutari ed i relativi fringe benefit

    sarà detraibile per il bilancio fiscale solo il corrispettivo valorizzato a prezzi di mercato nella misura della pura retribuzione diretta calcolata a parametri standard medi di settore e di funzione.

    • I contributi e/o finanziamenti statali non possono coprire spese per il personale eccedente uno standard di mercato di volta in volta predefinito.

    • Le imprese che ricevono autorizzazione alla cassa integrazione guadagni dovrà restituire le cifre erogate non appena la situazione produttiva lo consentirà.

    La Cassa Integrazioni Guadagni funzionerà così come un fondo rotativo, una sorta di assicurazioni, aperto a tutte le imprese eliminando le storture applicative tra le imprese e non facendo pagare il sempre più frequenti buchi di produzione (che non sempre significa crisi strutturale per le aziende)


  5. Più in generale:

  6. Le imprese che forniscono servizi soggette al controllo di una Autority

    • Dovranno separare nettamente, e non solo contabilmente, le attività soggette al controllo dell'Autority

    • Il livello degli utili conseguiti da queste imprese che supera un certo limite predefinito sarà tassato con una aliquota più alta

    • non dovranno essere conteggiate, nella determinazione della tariffa, le spese non essenziali alla produzione del servizio (pubblicità, spese promozionali, spese generali non direttamente connesse, eventuali sconti, ecc.)

    Eliminando le storture di contabilità che esprimono costi assolutamente sovradimensionati, di cui le imprese, per forza di cose non si sentono responsabili.

    Con un indiscutibile miglioramento dei prezzi dei servizi ed una più equa remunerazione del servizio prodotto






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mercoledì 2 luglio 2008

Certificazione dei Bilanci dei piccoli comuni italiani

Il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 - TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL’ ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI ha definito l'autonomia dei comuni senza nel contempo ridefinire una, necessaria, struttura di controlli e senza aver previsto una qualsivoglia sistema di avvicinamento alla complessità dei compiti da affrontare(1). Specie per quei comuni che hanno una struttura tecnico amministrativa striminzita e spesso non all'altezza dei compiti assegnati. Questo vale, in particolare, per i comuni con meno di 5000 abitanti, la maggior parte dei comuni italiani.
La stessa legge, per questi comuni, ha assegnato alla maggioranza ed al sindaco, direttamente eletto, la gestione diretta della cosa pubblica.
Escludendo del tutto l'apporto delle minoranze!
Sindaci, spesso impreparati(2), che, malgrado la sancita separazione dei poteri tra la politica e la gestione, hanno ampi poteri di interdizione sui dirigenti e sui dipendenti.
Se, poi, si tiene in conto che molto spesso in questi comuni si presentano liste che niente hanno a che vedere con la politica, frutto di inestricabili reti di interessi locali, il sindaco si trova a detenere poteri inusitati.
Sindaci e maggioranze che spesso perseguono il solo interesse della rielezione e che per questo si limitano a risolvere i problemi del giorno dopo, quando va bene, ma che ancor più spesso sono, consapevoli, vittime di intrallazzatori.
In un contesto in cui qualunque mancanza di prospettiva non fa altro che favorire il degrado.

Senza alcuna sanzione per chi lo ha provocato!

La proposta è di ripristinare un minimo di controllo, almeno legale, sulle azioni intraprese.

Per questo i Comuni, specie quelli piccoli, :

  • dovranno utilizzare per la certificazione del proprio bilancio professionisti iscritti all'Albo dei Revisori dei Conti.

  • Nella costruzione del bilancio, la competenza dei ricavi dovrà sempre essere quella dell'anno di riferimento e non quello dell'iscrizione a ruolo. I Residui Attivi, facenti riferimento ad una competenza di anzianità superiore a 12 mesi precedenti il bilancio in esame sono iscritti per memoria e non concorrono alla formazione del risultato economico ne alla formazione dei "crediti". Essi rientrano nel bilancio ad incasso avvenuto e sono inseriti in un apposito capitolo specificatamente destinato ai ricavi straordinari. (3)

parimenti
  • I Residui Passivi, facenti riferimento a debiti da forniture con una anzianità superiore a 12 mesi precedenti il bilancio in esame, dovranno essere iscritti tra i debiti finanziari alla stregua di un qualsiasi finanziamento ottenuto.(4)

  • Non dovranno essere utilizzati gli incassi per partite diverse dal titolo di provenienza, specie per quanto riguarda gli incassi relativi alla fornitura di servizi.

  • Potranno istituire o partecipare solo a società di scopo che presentino un oggetto sociale definito per una missione specifica e che non fondino la propria sopravvivenza sul solo mercato generato dai soli soci pubblici.

  • Le opere pubbliche, anche se realizzati da privati o finanziate da enti terzi, le modifiche allo Statuto comunale, le modifiche organizzative che coinvolgono i dirigenti e/o gli stessi consiglieri/assessori, dovranno essere approvate con maggioranze qualificate (dovranno essere votate anche da almeno un terzo dei consiglieri di minoranza).

  • Assunto che le amministrazioni comunali diventano sempre più centri di servizi, con responsabilità del risultato, esse dovranno iscrivere in bilancio come debito le somme ottenute per opere pubbliche non terminate o non utilizzate entro un anno dalla prevista consegna. Tali somme dovranno essere restituite ai finanziatori sia che questi siano pubblici sia che questi siano i cittadini che pagano le tasse.

  • Sostituire il parametro residenti con quello di cittadini. La struttura della legislazione italiana commisura sul numero dei cittadini residenti la rappresentatività, il sistema di votazione, il livello delle regole contabili, la distribuzione delle risorse e dei finanziamenti. Senza tener conto che il pacchetto di entrate su cui i comuni possono contare è, ormai, tutto imperniato sul numero e il valore delle abitazioni (ICI, ecc.).
    Attenzione! In molti casi il divario tra numero di cittadini che paga tasse e tributi per abitazioni presenti sul territorio e il numero residenti raggiuge livelli di 2 a 1 e in certi casi di 20 a 1.(5)
  • Alcuni comuni, specie quelli turistici con tante seconde case, hanno interpretato, liberamente, l'applicazione dell'imposta di scopo, sfruttando la ambiguità della legge. Se l'imposta di scopo ha lo scopo di finanziare gli investimenti questa dovrà essere applicata al reddito prodotto da cittadini con diritto di voto che sono i soli a possono dire la loro sulla utilità dell'investimento programmato.


ed infine
  • Prevedere che agli amministratori comunali nuovi eletti venga somministrato uno stage di due o tre settimane che dia a questi benemeriti cittadini, che spesso non sono avvezzi alle cose legali ed economiche, strumenti di orientamento alla missione da svolgere.


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(1) Gli amministratori dei comuni con meno di 15000 abitanti risultano essere laureati per il 23%, diplomati per il 45%. Il rimanente 32% ha al massimo la licenza di scuola media inferiore. Il 39,4% sono operai.
(2) I Sindaci dei comuni in carica al 2006 risultano essere per il 36,8% laureati (equamente suddividsi tra medici, ingegneri, insegnanti). Il il 41% possiede il diploma di scuola media superiore. Il rimanente 32% ha al massimo la licenza di scuola media inferiore. Il 41% sono operai. Solo il 36% possiede un background di tipo economico.
(3) I circa 7500 piccoli comuni di questo paese , forti del 42% della popolazione, portano, ancora, a ricavi entrate per ICI, Tarsu, ecc. riferiti agli anni novanta mai incassati e difficilmente incassabili. Truccando così i propri Bilanci, bilanci che nessuno avrà mai voglia di controllare.
(4) In molti casi i debiti per forniture cicliche provenienti da imprese pubbliche vengono lasciati montare. a, consapevole, copertura di un possibile stato di insolvenza.
(5) Nel novero del primo scaglione di questi comuni (2919 comuni con un numero abitanti residenti minore di 1500 e con 1.725.000 abitazioni), dove il livello dei controlli contabili è, di molto, annacquato e dove sono, relativamente, più consistenti finanziamenti regionali e statali, si annida un 32% di comuni (circa 900, ) che si avvantaggiano di un numero di abitazioni (il 44% di tutte le abitazioni di questo scaglione) mediamente pari a 3,18 volte le abitazioni dei residenti.

venerdì 9 novembre 2007

I nuovi briganti, i sindaci dei piccoli comuni

Capita sempre più spesso che lungo le strade statali e o provinciali, ma anche lungo le superstrade che lambiscono le mille e più piccole cittadine italiane, l'automobilista si trovi a dover viaggiare tra, continui, rallentamenti ed accellerazioni provocate da cartelli stradali che impongono limiti di velocità, tra loro contradittori e improbabili, posizionati dalle autorità municipali delle località che man mano si attraversano.

Il meno che può capitare è che ci si trovi di fronte ad un limite di 70 km/h, ma molto spesso si passa da limiti di 30 km/h a limiti di 50 km/h su un tratto di strada statale, appositamente, presidiato da sistemi di controllo della velocità allestiti dalla amministrazione del territorio comunale attraversato.

Vale la pena di sottolineare che già il limite di velocità di 70 km/h risulta improprio per un tratto di Strada Statale libero da vincoli, che la gestione ed il controllo delle Strade Statali è di competenza e responsabilità di altre strutture amministrative dello Stato (Polizia Stradale) e che, pertanto, in prima istanza la polizia municipale non potrebbe poter operare fuori dal proprio territorio di competenza amministrativa.
E che, quindi, l’amministrazione comunale non potrebbe né definire i limiti di velocità da utilizzare su quel tratto di strada, né instaurare condizioni di controllo delle violazioni.

Attività impropria, ai limiti delle responsabilità civile per gli incidenti che potenzialmente può provocare, che vìola il principio di continuità della prescrizione di limite della velocità lungo una strada, che essendo intercomunale e/o interprovinciale, deve essere gestita in termini di sicurezza, e quindi di prescrizione e gestione dei limiti di velocità, da una amministrazione di livello superiore, intercomunale, quale è l'amministrazione competente alla gestione amministrativa (Provincia o Regione a seconda dei casi) e vigilata da un sistema di sicurezza e controllo anch'esso di livello superiore (la polizia stradale).

Ma, anche, situazione, impropria, che pone l’amministrazione comunale nelle condizioni di sottrarre risorse economiche al bilancio dell’ente gestore della strada (o all’ente istituzionalmente delegato al controllo, la Polizia Stradale). Ponendo l'attività di controllo comunale nella condizione di raccogliere considerevoli volumi di multe a cittadini di passaggio, e quindi non residenti e non votanti, riversandole, indebitamente, nelle proprie casse. Venendo, così, meno al principio di responsabilità amministrativa stabilita dalla legislazione vigente.

La, oramai, diffusa pratica per i piccoli comuni di installare, specie nel periodo estivo, postazioni di controllo dei limiti di velocità è riconducibile alla evidente rinuncia da parte degli amministratori locali ad utilizzare il naturale codice etico, patrimonio di una qualsiasi istituzione pubblica nei rapporti con i cittadini, attraverso comportamenti elusivi, al solo scopo di fare cassa.
Ma questa pratica ha raggiunto limiti di insopportabilità per i cittadini (specie i cittadini ivi non residenti), generando un diffuso e generale malcontento che, naturalmente, si riversa sulle autorità superiori (ministri, governo, ecc.) che sembrano di non accorgersene.

In particolare, questa pratica è stata adottata da quasi tutti i comuni che si affacciano sul versante tirrenico della provincia di Cosenza ed in particolare dalle decine di piccoli comuni turistici (sic!) che si snodano lungo la strada statale 18.
Per questi casi, come per tutti gli altri, ci si domanda come avviene:
- che un utilizzo del 50% dei vigili comunali per il controllo dei limiti di velocità su una strada statale o provinciale non è perseguita come una evidente esempio di cattiva gestione della cosa pubblica, specie per queste località che sono soggette a continue violazioni amministrative (come l’edilizia abusiva, il mancato utilizzo della raccolta differenziata, l’escalation dei prezzi, l’offerta di servizi scadenti e non a norma, la presenza di venditori abusivi, ecc.), ad un sempre più presente inquinamento del territorio (riversamento in mare di reflui, incendi boschivi, ecc.) e, specie in estate, ad un costante disordine derivante da un traffico cittadino mal gestito;
- che non venga rilevato dalla autorità competenti che spesso le postazioni allestite per il controllo della velocità sono presidiate da personale non adeguato e non qualificato (ausiliari del traffico o semplici terzisti) ed attrezzato con apparecchiature, di volta in volta, noleggiate da imprese private, e quindi difficilmente certificalibi;
- che nella maggior parte dei casi vengono comminate sanzioni per violazioni che “non superano il limite di velocità di oltre 10 km/h”, cioè di sanzioni che non prevedono la decurtazione di punti patente e quindi non sono soggette a verifica da parte della Prefettura locale;
- che nella quasi totalità dei casi nessun altro tipo di violazione viene contestato.
- che l’attività di controllo viene incrementata nel periodo estivo per colpire chi provenendo da altre regioni ha quel tratto della ss. 18 come unica via per raggiungere o lasciare la meta delle proprie vacanze.

Infine sarà utile sottolineare che le amministrazioni comunali attraversate dalla ss18 lungo la fascia costiera tra Tortora e Diamante hanno consuntivano nel solo 2005 incassi per “risorse finalizzate codice della strada” per circa 1.000.000 di euro. Praia a Mare ha incassato il 71% dell’intera cifra.

Nello specifico, il comune di Praia a Mare, che conta 6.700 abitanti e 2593 nuclei familiari, che può fare affidamento su un corpo di polizia municipale di 7 vigili, compreso il comandante il suo vice e un amministrativo, per controllare 80 km di strade interne al centro abitato e per una superficie totale del Comune di 23 ha, negli ultimi 5 anni, ha portato l’introito per violazioni al codice della strada dai 100.000 euro del 2001 ai 669.000 euro del 2005 con un incremento del 669%, il 12,1% di tutte le entrate tributarie ed extra tributarie realizzate. Le altre località sopra indicate raggiungono una media del 2,15% .

C'è bisogno di chiarezza e di una precisa definizione dell'organizzazione statale allargata che colleghi gestione a responsabilità.

Sarebbe utile ed interessante che le Istituzioni Statali preposte al controllo della legalità ed al controllo dell’ordine pubblico si facessero parte attiva avviando un sistematico controllo delle possibili anomalie, proponendo soluzioni comportamentali e/o legislative e verificando, se possibile, quanto il perseguimento di attività di questo tipo da parte delle amministrazioni interessate al fenomeno pesi sulla mancata espansione del turismo calabrese ed in generale al mantenimento della quiete sociale nell'intero paese.

Dei circa 2 milioni di contravvenzioni per eccesso di velocità del 2005 (+20% rispetto all'anno precedente) solo il 50% è comminato dalla Polizia Stradale (La Repubblica 19/01/07). Un gruzzolo che vale, per il momento, tra i 400 e i 600 milioni di euro. Il rimanente è incassato dai Comuni. Un gruzzolo, in rapida crescita che vale, per il momento, tra i 400 e i 600 milioni di euro. Con grave danno per la sopravvivenza delle istituzioni pubbliche ( Polizia Stradale, Ministero dell'Interno e per…… l’ANAS).

La proposta
Il ministro Lanzillotta ed il ministro Nicolais dovrebbero mettere mano ad un più generale problema della contabilità pubblica:
  1. Le entrate e gli incassi relative ad attività di responsabilità del comparto pubblico allargato, da qualunque ente incassato, dovrebbero essere destinati alla istituzione, funzione, ufficio o capitolo contabile detentore della responsabilità o del titolo di proprietà per il quale le relative cifre vengono nominativamente incassate.
  2. L'Ente, istituzione, funzione, ufficio o capitolo contabile, che si è impegnato nell'incasso potrebbe avrebbe diritto ad una royalties (5-10% dell'incassato) a copertura dell'attività svolta, ma dovrebbe iscrivere a debito verso terzi le cifre incassate, le sanzioni accessorie e gli eventuali interessi legali maturati.
  3. L'Ente, l'istituzione, funzione, ufficio o capitolo contabile, responsabile della gestione del tratto stradale nel caso di specie, naturalmente iscriverà le relative entrate, le sanzioni accessorie e gli oneri finanziari maturati a proprio credito e potrà destinare le cifre così ricavate alle attività del servizio di manutenzione della strada gestita.
  4. La responsabilità delle amministrazioni comunali non devovo essere costruite su basi territoriali, nel caso di specie la modifica/utilizzazione di limiti di velocità sulle strade proviciali/statali autonome, cosa che fa pensare ai sindaci come "reucci" di un territorio, ma in base ai "risultati" delle azioni intraprese.
  5. Il personale a servizio di una funzione pubblica, nel caso di specie i vigili urbani, devono svolgere i compiti istituzionali a cui sono delegati. L'utilizzo del personale per funzioni non proprie va punito con strumenti amministrativi o legali come il peculato, come avviene quando si utilizza in modo improprio un bene pubblico (vedi il caso di utilizzo improprio di una auto di servizio).

sabato 14 luglio 2007

Verso il Partito Democratico

Proposte operative per la formazione di una lista di internauti


Mi sembra che il processo di avvio del partito democratico sia riportato e costretto, passo dopo passo, senza scampo tra le due stampelle, PDS e Margherita. Nonostante gli sforzi per realizzare un nuovo partito qualcuno cerca di fare nuovo un (o due) partiti vecchi.

Ciò nonostante, per essere costruttivo propongo che ai comitati provinciali basati sulle strutture organizzative e logistiche dei due preesistenti partiti, si aggiunga un gruppo a livello nazionale ( o meglio globale!) costituito dalla struttura organizzativa e logistica del web e, per esempio, affidato a "incontriamoci" nella veste di "clearing house" di quanti altri gruppi web volessero costituirsi.

Naturalmente aderisco in pieno all' "idea di Santagata" di fare in modo che alcuni di noi possano partecipare, autocandidandosi per una lista aperta agli iscritti.

Ciò detto, superando le riserve sulle modalità individuate dal "Regolamento per l'elezione delle Assemblee Costituenti del Pd" per questa importante operazione di rinnovamento della politica italiana, riserve già espresse da molti, ho qualche perplessità circa la utilizzazione di una suddivisione degli iscritti ad "incontriamoci" per regione, provincia o collegio, cosa che ritengo riduttiva rispetto ad una lista nata su internet e per sua natura non costringibile in una spazio provinciale o regionale.

Per questo, nell'ambito delle regole approvate dal comitato, avanzo una proposta che a me sembra più che lecita:
  • adoperarsi perchè si istiuisca una circostizione che operi a livello nazionale ( o meglio globale!) utilizzando la struttura organizzativa e logistica del web in tutte le fasi ipotizzate dal suddetto Regolamento.
questo si può realizzare nell'ambito di quanto previsto dalla "Bozza di Regole per la Lista di Incontriamoci" stilata per noi da Giulio Santagata,
  • utilizzando, per esempio, "incontriamoci" come una "clearing house" di quanti volessero partecipare,
superando, così, i vincoli delle assemblee regionali o provinciali. Spingendosi fino al punto di inventarsi una qualche procedura che ci permetta non solo la diffusione del "documento di intenti" di eventuali "autocandidati" ma anche di esprimere il nostro voto attraverso il web. Ricordo che "incontriamoci" può contare su una base di circa 25.000 iscritti e che ad ogni e-mail è associata una scheda utente.
Ciò non toglie che gli "incontri" ipotizzati ed avviati, in modo un po confuso ma estremamente utili per confrontarsi, possano essere comunque realizzati a qualunque livello possibile (attenzione! mi sembra che alle assemblee partecipi poca gente, sempre gli stessi).

Naturalmente sarà necessario che tutti i partecipanti, nell'ambito delle proprie conoscenze professionali, si impegnino a lavorare sodo se e quando ci sarà da proporre "soluzioni operative e praticabili ai molti concreti problemi che affliggono i cittadini di questo paese. "l'utopia del possibile" .

Per ultimo, visto che nessuno di noi è interessato a votare un candidato segretario imposto dall'alto e che dovremo, quindi, scegliere se e a quale candidato segretario nazionale collegarci, vi consiglio di leggere con attenzione l'interesante documento che Bersani ha illustrato il 25 luglio alla stampa documento rimasto stranamente relegato a qualche riga su qualche giornale.

Francesco Nunziata (francesconun@gmail.com)

lunedì 2 luglio 2007

Disponibilità per le imprese della documentazione degli Enti Pubblici.

La documentazione tecnico economica di settore prodotta dagli Enti Pubblici, UNI (Unificazione Italiana), Camere di Commercio, per non parlare di ACI e persino di ANCITEL e più in generale della documentazione presente negli archivi degli Enti Pubblici, cosi come avviene per i dati ISTAT , deve essere consultabile gratuitamente (specie se attraverso internet). Eventuali tasse, contributi, ecc. vanno applicati solo per richieste di documenti cartacei con valore legale ("certificati").

I costi esorbitanti di una visura presso la Camera di Commercio, anche riferita alla propria impresa, un elenco di imprese o il costo di acquisto di una singola norma UNI scoraggia qualunque piccolo imprenditore dal "produrre informato".

Non si capisce perchè un cittadino, un impresa, che già paga diritti esorbitanti o un ente pubblico debba non poter accedere ad informazioni che sono pubbliche per il solo fatto che siano state fornite dalle imprese stesse. I diritti di segrateria devono essere applicati alle certificazioni. Per ottenere una lista di imprese di un dato settore a cui destinare una azione di mailing bisogna essere abbonati, costa un gran lavoro di scelta ed un costo esorbitante (1); per visionare i bilanci dei comuni bisogna essere abbonati e bisogna essere un Comune; il costo di un fascicolo di Norma CEI costa centinaia di Euro (2), danneggiando la qualità dei prodotti e riducendo la capacità di queste piccole imprese di conoscere meglio fornitori, clienti e competitori.

Inoltre, tutti i documenti pubblici, o inseriti nella rete internet, dovrebbero, per legge, riportare in calce, su ogni pagina, titolo del documento, estensore (nickname) e sopratutto la data. Il rischio è che trasferiamo, a chi le cerca, notizie vecchie e non riusciamo a colpire chi pubblica notizie errate, almeno con il discretito personale. Se mancanti, Basterà che il gestore della rete apporti automaticamente queste informazioni. Per le cose che già sono in rete vale la data di avvio della procedura.

Sarebbe il caso, poi, che il ministro per l'innovazione, ed ogni altro ministro pubblichino in chiaro la propria casella e mail.La maggior parte dei ministri, a parte il Presidente Prodi, non pubblica la propria casella e mail e, spesso, quella contenuta nel sito del ministero è una casella del tutto generica, comunque non dedicata al rapporto con il cittadino, come dovrebbe essere in una dimensione sempre più orientata ad internet.



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(1) Nonostante i recenti interventi del Ministero dell'Industria, che lo ha ridotto a circa un quarto, a causa dei meccanismi e delle regole imposte, ad un elenco di imprese suddiviso per categorie viene applicato il diritto di segreteria tante volte quante sono le località e i categorie ISTAT selezionate e comunque un elenco necessariamente grezzo alla fine costa alcune centinaia di euro.
(2)
Giacomo Dalessandro scrive sulla posta di Repubblica: ".. poi, parlando del Sistema Italia che deve essere aggiornato in tempo reale, si pone il problema che tutta la normativa tecnica deve essere distribuita a costi politici, e non come succede attualmente:- Per esempio nel settore elettrico, il costo di un fascicolo di Norma CEI costa centinaia di Euro, ed il professionista o l'istallatore non può permettersi di spendere 3-4000 Euro l'anno per aggiornarsi con decine di norme l'anno (oltre al tempo tecnico di lettura ed apprendimento, ed oltre alla continua uscita di nuove norme che sorpassano le precedenti nel giro di qualche anno). Tutto ciò è assurdo e non consente al paese reale di stare al passo con la normativa. Nel mio caso specifico di professionista, l'aggiornamento riguarda anche la normativa antincendio, la legislazione tecnica, ecc. oltre al grandissimo esborso per il software da utilizzare, quale autocad, word, excell, ecc. ..."